Si studiano enzimi e funghi per distruggere le nanoplastiche nell'organismo
Marfella (Università 'Vanvitelli'), passi avanti anche col Centro di ricerca Ciamc
(di Angelo Cerulo) Per combattere le microplastiche e le 'nanoplastiche' che si insinuano nell'organismo a causa dell'inquinamento ambientale provocando danni al sistema cardiovascolare il prossimo step sarà giungere alla diffusione di farmaci a base di un cocktail di enzimi derivanti da batteri e funghi e che sono in grado di distruggere la plastica. E' questa l'indicazione che fornisce Raffaele Marfella, direttore scientifico del Ciamc-Centro di ricerca su inquinamento ambientale e malattie cardiovascolari dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli. "Finora - spiega all'ANSA - le strategie terapeutiche hanno puntato su farmaci cosiddetti 'aspecifici', come le 'glifozine' utilizzate per il diabete, farmaci che sembrano avere effetti utili contro le infiammazioni da nanoplastiche. Ora stiamo lavorando, insieme con istituti internazionali, per spingere la ricerca sempre più avanti e si stanno registrando già buoni risultati". "Il Ciamc - spiega Marfella insieme con il professor Giuseppe Paolisso, presidente della struttura - nasce con l'obiettivo di comprendere come l'ambiente in cui viviamo influenzi direttamente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, oggi prima causa di morte nel mondo". Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato un legame sempre più stretto tra inquinamento ambientale e salute del cuore. Tra i principali indiziati emergono le micro e nanoplastiche, particelle invisibili ma ormai diffuse in aria, acqua e alimenti. "Studi recenti pubblicati sul New England Journal of Medicine hanno dimostrato per la prima volta - spiegano i ricercatori della 'Vanvitelli' - la presenza di queste particelle all'interno delle arterie umane, suggerendo un possibile ruolo diretto nello sviluppo dell'aterosclerosi e degli eventi cardiovascolari". In questo scenario, il Ciamc nasce per colmare un vuoto: integrare competenze cliniche, biologiche e tecnologiche per studiare un fenomeno globale con ricadute dirette sulla salute pubblica. Il Centro svilupperà 'attività di ricerca traslazionale', cioè capace di collegare direttamente laboratorio e paziente, con tre grandi obiettivi: identificare come gli inquinanti ambientali, in particolare le microplastiche, contribuiscono allo sviluppo delle malattie cardiovascolari; sviluppare metodi innovativi per rilevare queste particelle nell'organismo umano, anche in modo non invasivo; individuare strategie terapeutiche.
(W.Williams--TAG)